venerdì 14 dicembre 2012

Francesco Guccini: Il dizionario delle cose perdute


E’ un viaggio nella memoria, nel costume, nella storia.
Malinconico, forse. Ma con l’ironia e la poesia di Guccini può diventare anche uno spaccato brillante di scoperta o riscoperta, un bagno di emozioni, un divertente stimolo alla ricerca…
Può essere un gioco da strada, o il telefono in duplex, magari un oggetto, un’abitudine o un’espressione: qualcosa che è scomparso o abbiamo ritirato in soffitta, un utensile travolto dalla modernità, una parola sostituita da un neologismo, un piacere sotterrato dalla fretta o dall’incuria.
E di questo Dizionario alla fine i lettori sono grati a Guccini almeno per due motivi: uno perché salva tutto e lo consegna almeno album dei ricordi, l’altro perché fa rivivere tempi che rischiamo di dimenticare.
Per i giovani poi è un ottimo manuale delle nostre radici, il mezzo per sapere cosa c’era o cosa facevamo quando loro ancora non c’erano. E il passato serve, credete a noi della Libreria Lazzarelli. Serve al presente e al futuro.
Un grande Francesco Guccini.

2 commenti:

  1. Certo che serve il passato, sottoscrivo. Bravo Guccio.
    p.s. consiglio di tolgliere il captcha

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